
In ritardo di qualche giorno per colpa di una connessione a Internet che sparisce da un momento all'altro, arriva il resoconto sul mio week-end a BilBolBul.
Inizio subito giustificando l'assenza di materiale fotografico, dovuta ai suddetti problemi di connessione e ad altro ancora: tuttavia, questa è la pagina di Flickr con l'elenco di tutte le foto scattate dagli amici de Lo Spazio Bianco.
Ammetto che questo festival del fumetto non è tra i miei preferiti, però ha delle caratteristiche che lo rendono ugualmente piacevole: innanzi tutto è pieno di mostre, alcune anche molto interessanti. Tra quelle che sono riuscito a vedere mi è sembrata ottima quella dedicata a Charles Burns, probabilmente la più importante del festival dopo quella di Toppi (che invece mi sono perso, grrr!), bellissima e originale quella dedicata alla rivista finlandese Glömp, carina ma con poco materiale quella di Ángel de la Calle. Oltre a Toppi ho saltato anche la mostra di Altàn (sbaglio imperdonabile!) e un'altra ventina di eventi, ma a meno che tu non sia Superman non puoi fisicamente riuscire a essere presente a ogni singolo incontro o mostra in programma, innanzitutto perché molti si svolgono contemporaneamente e poi perché spesso ti trovi a dover coprire notevoli distanze per raggiungerli. La locazione multipla degli eventi di Bilbolbul all'interno delle mura di Bologna è senz'altro peculiare, ma mai come in questo festival ci vuole il fisico per goderselo appieno.
E poi un punto a favore va per la totale assenza di cosplayer, che di-solito-non-mi-stanno-antipatici-anzi-mi-piacciono-ma-è-meglio-se-non-ci-sono.
Altro punto a favore per gli ospiti, mai banali e sempre interessanti, sia quest'anno che nelle scorse edizioni. Tuttavia, sono rimasto un po' interdetto e addirittura perplesso nel momento in cui mi sono accorto che non è vero che Bilbolbul non sia un festival “commerciale” e amante del vil denaro dei suoi visitatori: nella fattispecie, mi riferisco alle dediche degli autori effettuabili solamente sulle copie delle loro opere, come ribadito dagli avvisi presenti in Sala Borsa, e in questo non c'è niente di strano, perché anche se è una regola non scritta è una cosa praticamente normale; un po' più triste constatare che gli unici fumetti in vendita, a mezzo passo dallo spazio dediche, fossero proprio le opere dei soli fumettisti impegnati nelle dediche. Anche in questo non ci sarebbe niente di male, ma non lo trovate un po' triste? Un festival del fumetto dove è reperibile solo materiale di chi ci è stato invitato?
Ma mi rendo conto da solo che questa critica è di poca importanza, cerca solo di trovare il pelo nell'uovo di un festival piccolo ma che cresce bene, non ancora preso in considerazione al pari di un Lucca Comics o di un Napoli Comicon ma che probabilmente un giorno lo sarà.
Ammetto che questo festival del fumetto non è tra i miei preferiti, però ha delle caratteristiche che lo rendono ugualmente piacevole: innanzi tutto è pieno di mostre, alcune anche molto interessanti. Tra quelle che sono riuscito a vedere mi è sembrata ottima quella dedicata a Charles Burns, probabilmente la più importante del festival dopo quella di Toppi (che invece mi sono perso, grrr!), bellissima e originale quella dedicata alla rivista finlandese Glömp, carina ma con poco materiale quella di Ángel de la Calle. Oltre a Toppi ho saltato anche la mostra di Altàn (sbaglio imperdonabile!) e un'altra ventina di eventi, ma a meno che tu non sia Superman non puoi fisicamente riuscire a essere presente a ogni singolo incontro o mostra in programma, innanzitutto perché molti si svolgono contemporaneamente e poi perché spesso ti trovi a dover coprire notevoli distanze per raggiungerli. La locazione multipla degli eventi di Bilbolbul all'interno delle mura di Bologna è senz'altro peculiare, ma mai come in questo festival ci vuole il fisico per goderselo appieno.
E poi un punto a favore va per la totale assenza di cosplayer, che di-solito-non-mi-stanno-antipatici-anzi-mi-piacciono-ma-è-meglio-se-non-ci-sono.
Altro punto a favore per gli ospiti, mai banali e sempre interessanti, sia quest'anno che nelle scorse edizioni. Tuttavia, sono rimasto un po' interdetto e addirittura perplesso nel momento in cui mi sono accorto che non è vero che Bilbolbul non sia un festival “commerciale” e amante del vil denaro dei suoi visitatori: nella fattispecie, mi riferisco alle dediche degli autori effettuabili solamente sulle copie delle loro opere, come ribadito dagli avvisi presenti in Sala Borsa, e in questo non c'è niente di strano, perché anche se è una regola non scritta è una cosa praticamente normale; un po' più triste constatare che gli unici fumetti in vendita, a mezzo passo dallo spazio dediche, fossero proprio le opere dei soli fumettisti impegnati nelle dediche. Anche in questo non ci sarebbe niente di male, ma non lo trovate un po' triste? Un festival del fumetto dove è reperibile solo materiale di chi ci è stato invitato?
Ma mi rendo conto da solo che questa critica è di poca importanza, cerca solo di trovare il pelo nell'uovo di un festival piccolo ma che cresce bene, non ancora preso in considerazione al pari di un Lucca Comics o di un Napoli Comicon ma che probabilmente un giorno lo sarà.

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